Ricordate? Una volta si scriveva ai propri potenziali clienti dando loro prevalentemente del 'Lei' o del 'Voi'. Questo succedeva non molto tempo fa a dire il vero e interessava indistintamente quasi tutte le campagne di vendita, sia condotte attraverso corrispondenza che mediante annunci pubblicitari.Da qualche tempo però si sta assistendo a un utilizzo più cospicuo del 'Tu'. Fateci caso, la scelta del lei sembra essere entrata progressivamente in disuso, relegata inevitabilmente nelle forme di cortesia del mailing (anche elettronico) e delle lettere per corrispondenza, mentre si interviene sempre più nell'uso massivo del tu nella vendita, ma anche solo per rivolgersi ai lettori di un libro. Scelta stilistica o sapiente strategia? Vediamolo assieme.
Personalmente, ritengo siano due le motivazioni che hanno portato a questa preferenza di impiego. La prima chiama in causa la grammatica, che come qualsiasi altra espressione dell'ingegno umano, è soggetta a continuo mutamento per potersi adattare alle nuove forme di comunicazione, la seconda invece identifica nella psicologia la portante fondamentale delle scelte comunicative in ambito commerciale. Giusto per intenderci, quando si mette in moto la macchina della vendita si cerca di comunicare con un interlocutore senza volto, ma con cui si vuole entrare in sintonia e far avvicinare il più possibile ai propri criteri di marketing. Che dire poi dell'uso del 'Voi', cosa peraltro frequentissima, che punta a un target indefinito? Non vi sembra controproducente il suo utilizzo, soprattutto per un copywriter che ha scelto di trasmettere il suo messaggio scritto soprattutto alla singola persona? Nel copywriting, utilizzare la seconda persona singolare, in questo senso, è la scelta più azzeccata, pur non tralasciando in alcuni casi l'impiego delle altre due (utilizzate ad esempio il voi per accrescere l'estensione concettuale dei vostri messaggi: "Metà degli italiani preferiscono fumare a letto. Voi dove preferite bruciare? ;-)
Infine, una doverosa puntualizzazione: non vi sto consigliando di rivolgervi direttamente a una persona che non conoscete dandogli sfacciatamente del tu (nelle email è un'abitudine purtroppo frequente) quanto piuttosto di individuare in un contesto più diretto, l'uso appropriato del tu, analizzando attentamente il segmento di mercato o il profilo psicologico con cui si intende comunicare. Una cosa è rivolgersi ad una casalinga di trent'anni con:"Cambieresti il tuo fustino X con due formidabili Y?" (certo che no, non sarebbe poi nemmeno corretto matematicamente :-) e un'altra è parlare a una persona della quale avete trovato l'indirizzo email su internet. Mi raccomando.




