martedì 12 gennaio 2010

SEO Wordpress (parte seconda): Page Title e Sitemap

Titolo della pagina e Mappa del sito: due colonne portanti della SEO, a braccetto anche in Wordpress!
Seo Wordpress Title e SitemapIn questa seconda parte del post dedicato alla SEO per Wordpress, vedremo come possiamo servirci agevolmente di due semplici accorgimenti per ottimizzare qualunque tipo di piattaforma web, Wordpress compreso: l'uso corretto delle intestazioni di contenuto eventualmente presenti nella pagine del nostro CMS preferito, e l'impiego di una sitemap xml per ottenere visite più mirate da parte dei motori di ricerca.
Come abbiamo già accennato la volta scorsa, il titolo di una pagina è fondamentale per acquisire in maniera 'fisiologica' quei risultati di posizionamento nelle serp che ci siamo prefissati di raggiungere. Generalmente, in Wordpress, il nome della pagina assume di default la descrizione del titolo del vostro post, e può andar bene così, a meno che non decidiate di intervenire direttamente sul codice PHP presente nell'header per modificarlo, ma non ne vedo qui la necessità.
In realtà, quello che sarebbe più conveniente fare per dare una maggiore incisività seo al vostro articolo, è suggerire ai motori di ricerca che un determinato testo ha una certa rilevanza, riportandolo a mo' di sottotitolo o intestazione di paragrafo, e integrandolo tra i tag di rilevanza di testo, ovvero degli heading tag h2e h3 (h1 è il title della pagina). Tutto questo, agendo direttamente sul codice html. Vediamo come.

Prima di tutto, permettetemi di darvi un piccolo suggerimento: nello scrivere il titolo del vostro post, non superate i 67 caratteri di lunghezza, spazi inclusi. Questo perché, superato questo numero di battute, Google rimanderebbe nelle serp un risultato 'troncato'. Non si tratta di un diktat accademico per carità, dato che si potrebbe tranquillamente derogare questa regola (il web non è un campo di lavori forzati! :-) ma rammentate che il risultato ottenuto sarebbe a discapito di chi, l'informazione, la vuole vedere lì bella e completa, davanti ai propri occhi!
Nelle due immagini di seguito riportate, potete avere un'idea di come agire con le specifiche html degli heading tag sui titoli (attraverso l'editor html di Wordpress) e di come il tutto apparirà agli occhi di chi legge:

Testo html
Teso estesoIn fase di preparazione del testo, infine, potrebbe risultare conveniente l'inserimento di alcune keywords 'forti' da riportare nel sottotitolo o nel testo evidenziato dei paragrafi. Possibilmente keywords diverse da quelle che eventualmente saranno presenti nel titolo del post, e da riproporre ogni tanto, anche nel resto del post (senza esagerare, mi raccomando altrimenti rischiate di 'robotizzare' il vostro contenuto ;-)
Facile no?

Ok, eccoci giunti alla famosa sitemap. Se ricordate, tempo fa abbiamo spiegato cos'è e come sia altrettanto efficace impiegare una sitemap combinata xml/html. All'epoca, ne avevo illustrato il sostanziale valore, a garanzia di un passaggio corretto dello spider sulle pagine, soprattutto se queste ultime vengono aggiornate di frequente. In Wordpress è semplice creare una sitemap in xml, anzi, in realtà non dovete fare nient'altro che scaricare il plugin più idoneo a questo tipo di operazione, e il resto lo farà lui. Tra le svariate possibilità di scelta, vi suggerisco di utilizzare Google Xml Sitemaps, in quanto possiede una notevole capacità di personalizzazione e un'efficacia non indifferente nel creare codice e url in 'smart mode', adatti allo scopo.


Ecco uno screenshot che vi indica la sezione di Wordpress da raggiungere per poter scaricare il plugin che fa per voi:

Sitemap WordpressBene, anche con questa seconda parte abbiamo terminato. Prossimamente vedremo altre tecniche SEO, a cominciare dall'ottimizzazione delle immagini e... altro ancora.

Leggi il resto del post...

domenica 3 gennaio 2010

SEO Wordpress (parte prima): i Permalink

Tecniche SEO per il vostro sito Wordpress: l'importanza dei permalink nell'ottimizzazione delle pagine
IWordpress siti che basano la propria struttura sulla piattaforma Wordpress sono ormai diventati di uso comune, anzi...comunissimo. Basta addentrarsi qua e là nella selva brulicante di pagine web appena nate, per rendersi conto di quanti di essi ne integrano il 'code', sia nella soluzione free (es. nel caso di siti con estensione miosito.wordpress.com) sia in quella a domino dedicato (quest'ultima più funzionale e molto meno penalizzata sotto il punto di vista della personalizzazione).

Ma il successo di pubblico, acquisito da Wordpress negli ultimi anni, non è casuale. Esso poggia saldamente su tre ottime prerogative che hanno contribuito ad espanderne l'impiego (soprattutto nei blog) diversamente da quanto, ahimè, accaduto al ben più 'statico' Blogger, sul quale mi trovo a scrivere (anche se poi riguardo a quest'ultimo ci sarebbero altre 'dritte' da seguire ;-). Ma non divaghiamo. Dicevamo, le tre caratteristiche che fanno di Wordpress quella formidabile piattaforma web che tutti conosciamo sono:
  • la facilità di utilizzo nella creazione di pagine dinamiche, assoggettabile a quella di un vero e proprio CMS (giusto per intenderci, alla stregua dei più blasonati Joomla, Drupal, e compagnia bella)
  • l'enorme numero di plugin dedicati, che permettono un'integrazione di contenuti e funzionalità estremamente interessanti
  • la versatilità di adattamento alle metodiche SEO, attraverso l'apertura a tecniche piuttosto efficaci, che nel seguente post diviso in tre parti, andremo a sviscerare in maniera conveniente.
Bene, iniziamo con quello che secondo me rappresenta il non plus ultra delle tecniche SEO, da usare assolutamente quando si fa della piattaforma Wordpress, la propria postazione di lavoro: i permalink, ovvero l'estensione (parole, date, archivi) dei link di riferimento ai propri post, che, come la parola stessa suggerisce, rimangono inequivocabilmente gli stessi nell'arco di vita del link stesso, trattenendo in essi quelle informazioni necessarie alla sua identificazione da parte dei motori di ricerca. Si tratta, in sostanza, dello stesso principio che sta alla base dell'anchor text, ovvero del 'testo di ancoraggio' a cui si fa risalire una determinata descrizione linkata, come evidenziato in un mio precedente post sul seo copywriting.

Vi sembra un tantino complicato? Non credo, ma per intenderci meglio, osserviamo questi due screenshot estrapolati dalla pagina di impostazione dedicata proprio ai permalink:
Permalink


Qui a fianco, è evidenziata la sezione di Wordpress da tenere in considerazione quando si andrà a modificare le impostazioni di default dei permalink. Cliccate sulla voce 'permalink' in grassetto.












Permalink di WordpressQui invece è riportata la sezione dedicata alla personalizzazione dei permalink. Badate bene di scrivere la stessa stringa che vedete nell'immagine a fianco del modulo Struttura personalizzata, cancellando l'eventuale stringa già presente. Ad ogni modo, non ci dovrebbero essere problemi, visto che di default il campo apparirà inizialmente vuoto, mentre troverete compilato il campo Predefinito.

La stringa /%postname%/, altresì riportata nella figura a lato, sta ad indicare che ogni link accorperà, alla fine di esso, la parola o la frase con cui abbiamo intitolato il nostro post (potremmo sempre, e comunque, intervenire direttamente a modificarlo a nostro piacimento, ma lasciare le cose come stanno non guasterà di certo, e ci eviterà di intervenire a sproposito sul permalink, soprattutto se siamo ancora in una fase di apprendimento dell'intero processo).

In questo caso la struttura del link apparirà agli occhi del motore di ricerca nella seguente estensione:

http://www.miosito/sample-post

dove sample-post sta a significare proprio la/le parole richiamate dalla stringa di codice PHP inserita prima, e quindi il 'nome' inequivocabile del link, ovvero il permalink.

Ecco di seguito le diverse conformazioni di codice ed estensioni, nel qual caso decidessimo di seguire le altre quattro opzioni suggerite da Wordpress, cioè far apparire una data (nel formato specificato) piuttosto che un archivio, oppure solo un numero di richiamo identificativo per il database:
  • Predefinito: http://www.miosito/?p=123
stringa:vuoto
  • Data e nome: http://www.miosito/2010/01/03/sample-post
stringa: /%year%/%monthnum%/%day%/%postname%/
  • Mese e nome: http://www.miosito/2010/01/sample-post
stringa:/%year%/%monthnum%/%postname%/
  • Numerico: http://www.miosito/archives/123
stringa:/archives/%post_id%/

E' superfluo qui ribadire quanto sia assolutamente preferibile, in ambito SEO, utilizzare la forma personalizzata riportante la sola estensione nominale nel link, in quanto date, archivi e via discorrendo costituiscono una mera utilità di classificazione (comunque valida), mentre risulta assolutamente inefficace l'utilizzo della sola stringa numerica.

Bene, eccoci giunti alla fine di questa prima parte dedicata all'ottimizzazione SEO di Wordpress. Nelle successive parti, affronteremo altre tecniche altrettanto efficaci.

Leggi il resto del post...

venerdì 27 novembre 2009

La tecnica delle 5 W nel copywriting

La regola d'attacco del giornalismo ci conferma l'incisività del nostro annuncio

Tecnica delle 5 W nel copywritingRicordate la famosa regola anglosassone delle cinque W: Who? What? When? Where? Why? (in italiano, Chi? Cosa? Quando? Dove? Perché?) elevata a mo' di tecnica accademica nell'attacco di un pezzo giornalistico? Bene, vediamo brevemente come utilizzarla anche nel copywriting, con la sola variante del Whereby (Come) al posto del What, e con qualche piccolo 'accomodamento strutturale'.

Chi ha paura di uno shampoo troppo aggressivo? Chi l'ha già usato.

Già presente ancor prima di buttare giù due righe, il Chi è, tra i pronomi citati, quello che per primo si affaccia alla mente del nostro bravo copywriter, rimbalzando enigmaticamente da un neurone all'altro in cerca di risposte plausibili: chi leggerà il mio annuncio? Né può essere diversamente: il target viene prima di tutto. Usate questo pronome per dirigere l'attenzione verso un personaggio, un testimonial, una categoria di persone, come nell'impersonale: Chi usa...sa che è il prodotto adatto alla sua pelle.

Come vendere un prodotto. Anche ad occhi chiusi.

Il Come è un pronome versatile, universale e molto incisivo. Affanchiato a un'immagine, ne valorizza il significato. Viene spesso impiegato per invogliare alla lettura, e per dare risalto alle convinzioni e alle promesse, attraverso forme sintattiche del tipo: come fare, come dare, come avere, ecc. ad esempio:
  • Come valorizzare il vostro sguardo anche ad occhi chiusi
  • Come farsi la barba senza arrostire
  • Come comprare un deodorante senza vendere cara la pelle
Quando ancora il nostro prodotto non esisteva

Il Quando piace, perché fa spaziare la nostra fantasia in lungo e in largo, cronologicamente. E' una scelta azzeccata quando serve richiamare tutta la carica emozionale nascosta nel brand del prodotto, ma anche per valorizzare il passato e il futuro di un oggetto, o meglio ancora, il suo futuro attraverso il passato: Quando non c'era la televisione, leggere un libro era un piacere...

Ecco dove trovare la casa dei vostri sogni


In genere il Dove viene poco adoperato in una headline (ma è di sicuro impatto se associato a un'immagine). Molto usato, invece, nella bodycopy per espandere il significato di un titolo o per allargare il senso del messaggio:
  • La voglia di vivere è dove la si scopre ogni giorno
  • Marte, Terra, Casa. L'ultimo è il pianeta giusto dove atterrare
Perché si finisce sempre col chiedere perché

E' il pronome preferito dai bambini. A dirla tutta, anche da noi adulti, ma non diciamolo troppo in giro, vero? ;-) In verità bisognerebbe utilizzare il Perché più spesso, a maggior ragione nel copywriting, poiché è sinonimo di fantasia e curiosità. La sua collocazione idonea è la headline, a conferma delle vostre premesse, sia interrogative che affermative:
  • Perché intestardirsi con i soliti perché?
  • Ecco perché la nostra auto scalpita più di 200 cavalli
Bene, dopo questa breve, quanto zigzagante, carrellata di pronomi e di suggerimenti 'on fly', non resta che congedarmi da voi, con l'augurio che alcune mie considerazioni possano rivelarsi in qualche modo d'ausilio nella vostra scrittura. A presto.

Leggi il resto del post...

sabato 7 novembre 2009

Diamoci del tu, ma non pensarci su

L'utilizzo 'appassionato' della seconda persona singolare nel copywriting. Una tecnica efficace per avvicinare il cliente all'azienda, senza strafare.
Comunicazione distonicaRicordate? Una volta si scriveva ai propri potenziali clienti dando loro prevalentemente del 'Lei' o del 'Voi'. Questo succedeva non molto tempo fa a dire il vero e interessava indistintamente quasi tutte le campagne di vendita, sia condotte attraverso corrispondenza che mediante annunci pubblicitari.

Da qualche tempo però si sta assistendo a un utilizzo più cospicuo del 'Tu'. Fateci caso, la scelta del lei sembra essere entrata progressivamente in disuso, relegata inevitabilmente nelle forme di cortesia del mailing (anche elettronico) e delle lettere per corrispondenza, mentre si interviene sempre più nell'uso massivo del tu nella vendita, ma anche solo per rivolgersi ai lettori di un libro. Scelta stilistica o sapiente strategia? Vediamolo assieme.

Personalmente, ritengo siano due le motivazioni che hanno portato a questa preferenza di impiego. La prima chiama in causa la grammatica, che come qualsiasi altra espressione dell'ingegno umano, è soggetta a continuo mutamento per potersi adattare alle nuove forme di comunicazione, la seconda invece identifica nella psicologia la portante fondamentale delle scelte comunicative in ambito commerciale. Giusto per intenderci, quando si mette in moto la macchina della vendita si cerca di comunicare con un interlocutore senza volto, ma con cui si vuole entrare in sintonia e far avvicinare il più possibile ai propri criteri di marketing. Che dire poi dell'uso del 'Voi', cosa peraltro frequentissima, che punta a un target indefinito? Non vi sembra controproducente il suo utilizzo, soprattutto per un copywriter che ha scelto di trasmettere il suo messaggio scritto soprattutto alla singola persona? Nel copywriting, utilizzare la seconda persona singolare, in questo senso, è la scelta più azzeccata, pur non tralasciando in alcuni casi l'impiego delle altre due (utilizzate ad esempio il voi per accrescere l'estensione concettuale dei vostri messaggi: "Metà degli italiani preferiscono fumare a letto. Voi dove preferite bruciare? ;-)

Infine, una doverosa puntualizzazione: non vi sto consigliando di rivolgervi direttamente a una persona che non conoscete dandogli sfacciatamente del tu (nelle email è un'abitudine purtroppo frequente) quanto piuttosto di individuare in un contesto più diretto, l'uso appropriato del tu, analizzando attentamente il segmento di mercato o il profilo psicologico con cui si intende comunicare. Una cosa è rivolgersi ad una casalinga di trent'anni con:"Cambieresti il tuo fustino X con due formidabili Y?" (certo che no, non sarebbe poi nemmeno corretto matematicamente :-) e un'altra è parlare a una persona della quale avete trovato l'indirizzo email su internet. Mi raccomando.

Leggi il resto del post...

lunedì 26 ottobre 2009

Sei abbastanza easy readable? Scoprilo con la formula dell'indice di leggibilità

Una potente formula matematica al servizio delle parole
Indice di leggibilità
Chi scrive per mestiere, ma anche chi cerca solo di trasmettere efficacemente un'informazione attraverso la scrittura, sa quanto sia difficile trovare le parole giuste per esprimere un concetto o un'idea, che raggiunga in maniera idonea l'interlocutore.

Da sempre, linguisti e psicologi si sono interessati al fenomeno della comunicazione assertiva, giungendo entrambi alla stessa conclusione: una cattiva comunicazione non solo ha il potere di indebolire il significato di un messaggio, ma possiede anche la capacità di invalidarlo del tutto. Se ad esempio un messaggio risulta claudicante, poco incisivo o evasivo, sarà la qualità e il valore di quest'ultimo a farne le spese, e questo non solo nel contesto della parola scritta. Risultato? Una serie di: Non ti capisco! Non mi capisci! Aspetta, cerco di spiegarmi (più si cerca di spiegare, più non ci si intende) e assimilati.

E allora come fare a farsi comprendere, o a farsi leggere, meglio?
Di tecniche valide ce ne sono a iosa, ora prese in prestito dalla psicologia, ora dalla psicolinguistica, ma senza stare a tirare in ballo i contributi, peraltro validissimi, di tali sistemi comunicativi, ci viene in aiuto una semplice formula matematica che tasta il polso alla comprensione del vostro testo: quella dell'l'indice di leggibilità. Vediamo di che cosa si tratta.

Nel 1947, lo studioso austriaco Rudolph Flesch, uno dei massimi esperti nel campo della comunicazione scritta, ideò una semplice formula, nota come formula di Flesch: 206,835 - 0,864 x S - 1,015 x W, dove S è la lunghezza media delle parole espressa in sillabe per parola e W la lunghezza media delle frasi espressa in parole per frase. La formula in sostanza prendeva in considerazione la leggibilità di un testo scritto attraverso l'analisi della lunghezza delle frasi e il numero delle sillabe in esse contenute. Pur nella sua semplicità però, la formula era poco adattabile ad altri contesti linguistici che non fossero quelli della lingua inglese, lingua per la quale era stata pensata.

A colmare questa lacuna, ci pensò lo scienziato italiano Roberto Vacca, alla morte dello stesso Flesch nel 1986. Vacca perfezionò la formula dopo un primo adattamento del 1972, calzandola al nostro idioma. La formula si esprimeva su una scala da 1 a 100, nella maniera seguente:

Facilità di lettura = 217 - 1,3 x W - 0,6 x S

dove la W sta a significare la media delle parole di ogni singola frase e S il numero medio delle sillabe per ogni cento parole. Giusto per far un esempio, da questa formula si evince che la l'incipit dei Promessi Sposi ottiene un risultato di 34, mentre in media la scrittura di Umberto Eco si colloca attorno a 49, quella di Isaak Asimov intorno a 61, e quella di Enzo Biagi raggiunge quota 63. In altre parole più alto è il valore di indice ottenuto, più il testo risulta leggibile.
C'è da dire comunque che in quanto ad affidabilità ancora non ci siamo. Soprattutto se prendiamo in considerazione il fatto che ci si basi solo sul concetto di brevità e di semplicità numerica delle parole e non si tenga conto, ad esempio, del differente utilizzo della stessa parola in base ai diversi significati di contesto.

Fu così che, lasciando da parte le sillabe, si giunse finalmente all'utilizzo dell'indice di Gulpease, ideato nel 1988 dal gruppo di ricerche del GULP (Gruppo Universitario Linguistico Pedagogico presso il Seminario di Scienze dell'Educazione dell'Università degli studi "La Sapienza" di Roma. La formula è la seguente:

Facilità di lettura =
89 - (Lp / 10) + (3 x Fr)

In questo caso Lp é il totale delle lettere moltiplicato 100 e diviso per il totale delle parole, e Fr il numero totale dellle frasi moltiplicato per 100 e diviso per il totale delle parole. Gli studiosi hanno quindi potuto constatare che su una scala da 0 a 100, più alto è il valore restituito dal test, più esso risulta leggibile, mentre il suo grado di difficoltà di lettura e di comprensione è inversamente proporzionale al livello di istruzione di chi legge: un valore inferiore a 80 risulta difficile o incomprensibile per chi ha fatto solo le elementari, inferiore a 60 per chi ha la licenza media e 40 per chi è diplomato. Incredibile vero? L'Indice Gulpease è stato tradotto dall' Èulogos SLI (Sistema Linguistico Integrato di analisi linguistica) nel programma Autogulp, ottenendo discreti risultati.

Personalmente ritengo che nessun programma informatico sia in grado di sostituirsi all'interpretazione delle molteplici sfumature semantiche della nostra cara vecchia lingua italiana, per quanto potente e "word sensitive" possa essere (vedi il flop dei traduttori automatici). Non è forse vero che l'italiano è anche una tra le lingue meno duttili in tal senso? Comunque sia, chi volesse cimentarsi nella valutazione del proprio indice di leggibilità può fare un salto sul sito di Èulogos o qui.

Buon test a tutti!

n.b.

stando ai risultati ottenuti dal test del presente post, risulterebbe che il sottoscritto deve lavorare ancora di più per rendere comprensibile ai più, le proprie idee. Colpa degli incisi? Forse sì, forse no... ma prometto che la prossima volta farò del mio meglio per acquisire più adepti! ;-)

Leggi il resto del post...

mercoledì 21 ottobre 2009

Lasciate uno spazio libero, che scrivo anch'io!

Giornalismo partecipativo: fenomeno sociale o crisi dell'informazione?

Citizen JournalismEbbene sì, la febbre del giornalismo partecipativo, o citizen journalism come lo chiamano gli americani, ha finito per contagiare anche il nostro paese. Colpa della crisi di settore o genuino slancio partecipativo?

Difficile rispondere a questa domanda, così, su due piedi. Certo è che se anche la RAI ha da poco aperto a questa iniziativa progressista, a passo con le nuove tecnologie, qualcosa di buono ci avrà visto. Ma a cosa è dovuto, in realtà, l'interesse diffuso verso questa nuova forma di fare informazione?

Senza tanto rifletterci su, si potrebbe avallare la tesi, un tantino romantica a dire il vero, di un ritorno alla vera natura dell'informazione (cito a riguardo l'accezione latina di informare, cioè dare forma a qualcosa, istruire) per garantire a tutti i cittadini parità di diritti, non solo di fruizione ma anche di offerta di informazione, ma so sin da adesso che in realtà la questione è un tantino più intricata. In un mondo ideale, forse, questa tesi verrebbe subito accolta. In un modo ideale...

Un'altra possibile decifrazione di questo scoperto interesse verso il giornalismo partecipativo, potrebbe tirare in ballo la necessaria regolamentazione di contenuti informativi, sempre più spesso soffocata dal dilagare virulento di blog, social news, webzines e via discorrendo. O ancora, la crisi del giornalismo, il precariato diffuso, la difficoltà in cui versano le testate dei giornali, oggi costrette anche a fare i conti con i nuovi mezzi di comunicazione. Insomma, tante risposte ma poche certezze.

Personalmente credo che si stia tentando di fare marketing editoriale. Niente in contrario, per carità! L'informazione vende, ed è giusto che si debba attingere a tutte le risorse a propria disposizione per emergere dalla crisi. I social media aiutano a vendere? Allora tuffiamoci anche noi in questo mare di umori e pensieri costipati! E' difficile non farsi sedurre da queste premesse, tanto più che in rete, la ricerca di consenso e di visibilità è diventata quasi una necessità a cui è difficile rinunciare. Chi tardi arriva...

Nonostante le incertezze iniziali, credo che la cosa comunque possa funzionare, se non altro per recuperare in parte il rapporto con la vera anima dello scrivere, in una società sempre più lontana dalla verità e dai veri bisogni. Avanti così allora, ma senza falsi miraggi, per favore.

Leggi il resto del post...