UN LUOGO DEL "PERSEMPRE"Si sollevò ancor più sulle punte per osservare meglio da dietro il muretto di cinta, mentre l'aria odorosa di grano appena mietuto, gli infondeva coraggio e gli riempiva le narici come in un sogno d'infanzia dimenticato. Sì, l'ora era quella giusta.
Flettè i tendini doloranti in un ultimo disperato sforzo, puntando lo sguardo là dove gli avevano detto di guardare. Fu questione di un attimo...un balzo al cuore, un sospiro e la luce si fece più intensa, poi...il buio.
Intorpidito e confuso come chi si sveglia di soprassalto in piena notte, Jonathan aprì gli occhi. Quanto aveva dormito? Una, due...forse tre ore a giudicare dal sole ormai basso all' orizzonte. Sentiva dolore, un dolore pulsante alle tempie, che si stava facendo sempre più sordo e battente, poi ricordò. E il ricordo gli rigò il viso di lacrime.
Aveva visto tutto, non c'è dubbio...a pochi metri oltre il suo naso, aveva visto accadere quello che i maestri gli avevano predetto da anni:" Vedrai il passato, il presente e il futuro dipanarsi davanti ai tuoi occhi in un groviglio di stringhe, e il tempo collasserà in un solo minuscolo punto, per poi scomparire nel "persempre". Ripensando alla sua incredibile avventura, quella notte pianse di gioia.
Quanto meravigliosa e dolce è la vita che apre la porta all' eternità!
Giovanni Silletti, in arte "Red Copy"UNO SPAZIO PER IL VOSTRO TALENTO:Con questo mio brevissimo racconto, si apre una sezione dedicata alla scrittura, uno spazio libero dove potete cimentarvi con i vostri scritti. E' una spazio di scrittura libera condivisa, dove potete tranquillamente annotare i vostri pensieri, le vostre impressioni, scrivere le vostre annotazioni, i vostri racconti, i vostri sogni. Insomma consideratelo come un posto dove confrontarvi con la scrittura, la vera musa ispiratrice di tutto ciò.
Termino parafrasando i maestri del Jonathan del racconto: QUESTO è un luogo del "persempre"!
A presto!

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IN VIAGGIO VERSO LE PLEIADI: BREVE STORIA DI UN PROFUGO METROPOLITANO
Sento i miei passi cadenzati attraversare il silenzio della notte. Fari notturni, sfavillanti, elettrici. Di là, oltre il crudo richiamo delle ferraglie e delle lampade al neon, il mesto sorriso di un'estate mediterranea richiama alla mia mente profumi e sensazioni da tempo sopiti.. amori in riva al mare, fuochi su una spiaggia...
Ad oriente sta nascendo la vita...vita primordiale...Il primo sgorgare delle acque, il primo sussurrare di foglie al vento miliardi di anni fa, poi... il primo cuore che batte d'amore. Sospiri. Notti d'amori e preludi di addii.
Sogni diversi, voli pindarici su case e cascine, e in lontananza...orizzonti sterminati e grandiosi.
"Vedi quella linea laggiù che sembra non avere mai fine? E' la linea del mio cuore in esilio!"
Miraggio psicologico. Cercare dentro sé stessi il paesaggio a cui appartenere, come un dogma da rispettare...come un quadro da incorniciare.
Torno a sentire i miei passi. - "Che ora è? Accidenti, ho dimenticato l'orologio sul comodino! Fa niente. Una cosa è certa: è ancora notte e non ho voglia di tornare a letto...Camminerò ancora un pò!"- La strada è deserta. Di tanto in tanto, il rombo di un'automobile mi ricorda dove sono. Attesa.
Il giorno caotico mi rende nervoso. So di non perdermi niente di importante. Folla nevrotica e ossessiva. Richiamo di una città ambivalente...Vorrei essere in Irlanda, terra di celestiali voci di donne che sfiorano le scogliere come la brina del primo mattino. Il mio cuore ritrova refrigerio...piccole gocce di rugiada dissetano la sua aridità per un attimo.
Oppure potrei pensarmi in posti affollati e pieni di luci al laser, con la testa in volo tra suoni alienanti di note martellanti. Discoteche di Amburgo...uno straniero in mezzo ad altri stranieri...anelli di fumo che salgono concentrici tra corpi sudati ed alcolici.
O ancora, potrei immaginarmi seduto su di una panchina sulle rive del Danubio in autunno, con le foglie secche che ti cadono ai piedi e hai voglia di piangere per quella parte di te che non riesci a comprendere...che ti porta ad assaporare la solitudine e la tristezza.
Ritornano alla memoria suoni infantili che cullano il mio cuore: carillons nelle notti magiche dei miei primi anni...odore inconfondibile di un corpo femminile, il primo...e dalla cucina, fraganza di cibi mai più assaporati...l'estate che bussa con esuberanza alla finestra della mia stanza insieme alle grida di bimbi che giocano nel sole.
Altri voli. Altri scenari...Questa volta ritorno ancora più indietro a luoghi sconosciuti ed ancestrali. Riti antichi...l'uomo inerme davanti alle spaventose forze della natura. Riti sciamanici di popoli rossi in agonia...ululati alla luna. Dio bisonte, manto caldo e carne che spegne la fame...volti dipinti coi colori di guerra. Una civiltà scompare, un'altra appare con più fragore.
Dovremmo tornare al selvatico, per recuperare le forze. Ma tutto è proiettato inevitabilmente in avanti. Il pensiero come unico veicolo del tempo...Mi vedo nudo, immerso nell'acqua limpida di un fiume che riflette il disco lunare...bagno magico, iniziazione al rito arcaico della catarsi interiore.
Quello che più spaventa in un viaggio di tale portata è il non ritorno. Se ci si lascia risucchiare è la fine! Siamo come onde corte nel flusso ininterrotto delle nostre coscienze, sempre più sfaccettate e impaurite.
Siete pronti ad iniziare questo viaggio, con me? Ok, si parte!
Immerso nell'universo più profondo, riesco a percepire il battito del mio cuore farsi sempre più forte...o molto probabilmente sono solo gli impulsi elettrici provenienti dal computer di bordo. Ritmici. Una voce metallica mi rivela i dati di posizione. Sento di non avere più un corpo, mentre tutto sembra scomparire. Sono circondato da una miriade di puntini luminosi...sono stelle! Non so più se sto viaggiando nel cosmo oppure all'interno del mio corpo. E' sconvolgente!
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