grammatica

Figure retoriche e copywriting: un sodalizio (dannatamente) creativo

I ‘ferri del mestiere’ più potenti messi a disposizione del copywriter affondano le radici nella scienza della linguistica

figure-retorichePer un ‘famelico’ comunicatore della parola scritta non esiste alcun’altra disciplina che possa meritarsi l’appellativo di ‘ponte unificatore’ tra gli assunti teorici della scrittura e il proprio ambito d’azione creativo, quanto la linguistica. Eppure, c’è chi ancora ne ignora le potenzialità comunicazionali credendo di poter fare a meno del suo valido contributo.

Insomma, è come dire che basta tirare giù due parole a effetto (a mo’ di novello gregario della scrittura) per colpire nel segno. Oltretutto, stiamo parlando di una scienza elettiva coinvolta nello studio del linguaggio umano attraverso l’attenta interazione di significato tra parola (parlata e scritta) e segno, perciò di massima importanza in ambito pubblicitario.

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La tecnica delle 5 W nel copywriting

La ‘regola d’attacco’ del giornalismo ci conferma l’incisività del nostro annuncio

5wAvete presente la famosa regola delle cinque “W” del giornalismo anglosassone? Who? What? When? Where? Why? (trad. in italiano, Chi? Cosa? Quando? Dove? Perché?) elevata a rango di tecnica ‘accademica’ per l’apertuta di un pezzo giornalistico?

Bene. In questo post vedremo come utilizzarla in maniera efficace e sistematica anche nel copywriting, con la sola variante del Whereby (Come) al posto del What, e con qualche altro piccolo ‘accomodamento’ strutturale.

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Diamoci del tu, ma non pensarci su

L’utilizzo ‘appassionato’ della seconda persona singolare nel copywriting. Una tecnica efficace per avvicinare il cliente all’azienda, senza esagerare

io-e-tuUna volta si scriveva ai propri potenziali clienti dando loro prevalentemente del ‘Lei’ o del ‘Voi’.Questo succedeva non molto tempo fa a dire il vero, e interessava indistintamente quasi tutte le campagne di vendita, sia condotte attraverso corrispondenza sia mediante annunci pubblicitari.

Da qualche tempo però si sta assistendo a un utilizzo più cospicuo del ‘Tu’. Fateci caso: la scelta del lei sembra essere entrata progressivamente in disuso, relegata inevitabilmente nelle forme di cortesia del mailing per corrispondenza, mentre si interviene sempre più nell’uso massivo del tu nella vendita on line, ma anche nel rivolgersi ai propri lettori nel caso di un libro. Scelta stilistica o sapiente strategia? Vediamolo assieme.

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Sei abbastanza easy readable? Scoprilo con la formula della leggibilità

Una potente formula matematica al servizio delle parole

Chi scrive per mestiere, o anche chi cerca solo di trasmettere efficacemente un’informazione attraverso la scrittura, sa quanto sia difficile trovare le parole giuste per esprimere un concetto, o un’idea, che raggiunga in maniera idonea l’interlocutore. Da sempre, linguisti e psicologi si sono interessati al fenomeno della comunicazione assertiva, giungendo entrambi alla stessa conclusione: una cattiva comunicazione non solo ha il potere di indebolire il significato di un messaggio, ma possiede anche la capacità di invalidarlo del tutto.

Se ad esempio un messaggio risulta claudicante, poco incisivo o evasivo, sarà la qualità e il valore di quest’ultimo a farne le spese, e questo non solo nel contesto della parola scritta. Risultato? Una serie di: “Non ti capisco! Non mi capisci! Aspetta, cerco di spiegarmi!” (chissà perché poi più si cerca di spiegare, più non ci si intende!) e assimilati. E allora come fare a farsi comprendere, o a farsi leggere, meglio? Di tecniche valide per farsi capire ce ne sono a iosa, ora prese in prestito dalla psicologia, ora dalla psicolinguistica.

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Free writing: sprigiona la tua creatività

Fra tutte le tecniche ‘preparatorie’ di scrittura, la tecnica del free writing, parola di chiara matrice anglosassone e traducibile in italiano col termine “scrittura libera“, è forse quella che più si avvicina all’arte di stesura, intesa come estro artistico applicabile alla scrittura.

Una tecnica che assolve appieno al suo compito di liberare la mente dal superfluo, per lasciare spazio a quello che veramente conta: il testo.

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Non trovi le parole? Catturale!

Ogni qualvolta mi trovo ad affrontare la stesura di un testo, ho come l’impressione di sprofondare in un territorio sconosciuto, di attingere a un oceano di parole in sospensione, pronte a essere catturate.

Tutto questo mi ricorda il luogo-non luogo descritto dall’antico filosofo greco Platone, l’Iperuranio, un posto immateriale dove hanno sede le idee e da cui tutti attingiamo per creare.

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