Unique Selling Proposition. Locuzione per vendere
L’idea di una USP (Unique Selling Proposition) è tanto elementare quanto efficace: comprimere in una sola frase l’unicità di un prodotto. Ma non sempre è così facilmente accessibile.
Chissà se Rosser Reeves, pubblicitario statunitense vissuto a cavallo della metà del secolo scorso, avesse idea dell’impatto che la sua USP (acronimo di Unique Selling Proposition), avrebbe avuto in ambito comunicazionale e commerciale.
Fatto sta che, da allora in poi, l’utilizzo della sua formula ad appannaggio di una sempre più vasta cerchia di redattori per la pubblicità ha ottenuto debita collocazione tra le tecniche di copywriting più utilizzate nel campo dell’advertising. Come non citare, infatti, il famoso slogan di Reeves sulle caramelle che «si sciolgono in bocca, non in mano» o del fantomatico dolcetto avvolto in «un doppio incarto per mantenerne la freschezza»?
Figure retoriche e copywriting: un sodalizio (dannatamente) creativo
I ‘ferri del mestiere’ più potenti messi a disposizione del copywriter affondano le radici nella scienza della linguistica
Per un ‘famelico’ comunicatore della parola scritta non esiste alcun’altra disciplina che possa meritarsi l’appellativo di ‘ponte unificatore’ tra gli assunti teorici della scrittura e il proprio ambito d’azione creativo, quanto la linguistica. Eppure, c’è chi ancora ne ignora le potenzialità comunicazionali credendo di poter fare a meno del suo valido contributo.
Insomma, è come dire che basta tirare giù due parole a effetto (a mo’ di novello gregario della scrittura) per colpire nel segno. Oltretutto, stiamo parlando di una scienza elettiva coinvolta nello studio del linguaggio umano attraverso l’attenta interazione di significato tra parola (parlata e scritta) e segno, perciò di massima importanza in ambito pubblicitario.
Diamoci del tu, ma non pensarci su
L’utilizzo ‘appassionato’ della seconda persona singolare nel copywriting. Una tecnica efficace per avvicinare il cliente all’azienda, senza esagerare
Una volta si scriveva ai propri potenziali clienti dando loro prevalentemente del ‘Lei’ o del ‘Voi’.Questo succedeva non molto tempo fa a dire il vero, e interessava indistintamente quasi tutte le campagne di vendita, sia condotte attraverso corrispondenza sia mediante annunci pubblicitari.
Da qualche tempo però si sta assistendo a un utilizzo più cospicuo del ‘Tu’. Fateci caso: la scelta del lei sembra essere entrata progressivamente in disuso, relegata inevitabilmente nelle forme di cortesia del mailing per corrispondenza, mentre si interviene sempre più nell’uso massivo del tu nella vendita on line, ma anche nel rivolgersi ai propri lettori nel caso di un libro. Scelta stilistica o sapiente strategia? Vediamolo assieme.
Sei abbastanza easy readable? Scoprilo con la formula della leggibilità
Una potente formula matematica al servizio delle parole
Chi scrive per mestiere, o anche chi cerca solo di trasmettere efficacemente un’informazione attraverso la scrittura, sa quanto sia difficile trovare le parole giuste per esprimere un concetto, o un’idea, che raggiunga in maniera idonea l’interlocutore. Da sempre, linguisti e psicologi si sono interessati al fenomeno della comunicazione assertiva, giungendo entrambi alla stessa conclusione: una cattiva comunicazione non solo ha il potere di indebolire il significato di un messaggio, ma possiede anche la capacità di invalidarlo del tutto.
Se ad esempio un messaggio risulta claudicante, poco incisivo o evasivo, sarà la qualità e il valore di quest’ultimo a farne le spese, e questo non solo nel contesto della parola scritta. Risultato? Una serie di: “Non ti capisco! Non mi capisci! Aspetta, cerco di spiegarmi!” (chissà perché poi più si cerca di spiegare, più non ci si intende!) e assimilati. E allora come fare a farsi comprendere, o a farsi leggere, meglio? Di tecniche valide per farsi capire ce ne sono a iosa, ora prese in prestito dalla psicologia, ora dalla psicolinguistica.
Brand image, psicologia e copywriting
Brand image: immagine di marca e significante nel copywriting
La brand image (o immagine di marca) è la personalità di un prodotto riscontrabile nel consenso diretto del consumatore.
Essa contribuisce a valorizzare sia il detentore di tale immagine sia il prodotto stesso, ed ha un forte impatto psicologico nella riuscita di una buona campagna pubblicitaria. Scopriamo insieme le qualità nascoste di questa formidabile ‘arma’ di comunicazione.
Verbi e suggestioni
Nella scrittura professionale per il marketing e la pubblicità, i nomi e gli aggettivi più significativi vengono spesso soppesati, caricati di valore aggiunto, e collocati in posizioni strategiche per dare all’intera frase o preposizione un significato d’impatto.
In realtà il vero ‘re’ del periodo è il verbo. Il verbo, infatti, a differenza di altre parole, invita direttamente all’azione essendo molto evocativo, ovvero capace di provocare un’immediata reazione emotiva da parte di chi legge.


