Headline Ipnotica. Un Titolo da guardare dritto negli occhi
Le tecniche più efficaci di ‘persuasive copywriting’ adattate a una headline
Che dire, credo che ormai di metodi testuali per attrarre l’attenzione del visitatore (e condurlo alla vendita) ce ne siano fin troppi sparsi per la rete. Eppure, al di là della validità in sé di tali approcci comunicativi, bisogna comunque convenire che buona parte dell’efficacia dei contenuti promozionali scritti è insita nel titolo.
D’altronde, già sapevamo dell’importanza di una buona headline adattata al proprio brand e di come essa riesca magicamente a catturare lo sguardo pigro dell’utente on line. Ma oggi voglio spingermi lontano da quelli che vengono comunemente considerati gli assiomi classici della comunicazione per tentare con voi un altro tipo di esperimento.
Figure retoriche e copywriting: un sodalizio (dannatamente) creativo
I ‘ferri del mestiere’ più potenti messi a disposizione del copywriter affondano le radici nella scienza della linguistica
Per un ‘famelico’ comunicatore della parola scritta non esiste alcun’altra disciplina che possa meritarsi l’appellativo di ‘ponte unificatore’ tra gli assunti teorici della scrittura e il proprio ambito d’azione creativo, quanto la linguistica. Eppure, c’è chi ancora ne ignora le potenzialità comunicazionali credendo di poter fare a meno del suo valido contributo.
Insomma, è come dire che basta tirare giù due parole a effetto (a mo’ di novello gregario della scrittura) per colpire nel segno. Oltretutto, stiamo parlando di una scienza elettiva coinvolta nello studio del linguaggio umano attraverso l’attenta interazione di significato tra parola (parlata e scritta) e segno, perciò di massima importanza in ambito pubblicitario.
Citizen Journalism: alcune considerazioni di carattere generale
Le regole del nascente giornalismo partecipativo alla prova dei fatti, tra valenza strategica e crisi di identità
C’era una volta il giornalismo tradizionale, quello degli uffici di corrispondenza e delle redazioni locali, quello della carta e delle…’caste’.
Si potrebbe principiare così un articolo dedicato al citizen journalism, o giornalismo partecipativo, rifendoci in tal modo a quel tipo di giornalismo sempre più dilagante e assenziente, saltato fuori dalle maglie mediatiche del cosiddetto Web 2.0, ovvero l’Internet di seconda generazione.
La tecnica delle 5 W nel copywriting
La ‘regola d’attacco’ del giornalismo ci conferma l’incisività del nostro annuncio
Avete presente la famosa regola delle cinque “W” del giornalismo anglosassone? Who? What? When? Where? Why? (trad. in italiano, Chi? Cosa? Quando? Dove? Perché?) elevata a rango di tecnica ‘accademica’ per l’apertuta di un pezzo giornalistico?
Bene. In questo post vedremo come utilizzarla in maniera efficace e sistematica anche nel copywriting, con la sola variante del Whereby (Come) al posto del What, e con qualche altro piccolo ‘accomodamento’ strutturale.
Diamoci del tu, ma non pensarci su
L’utilizzo ‘appassionato’ della seconda persona singolare nel copywriting. Una tecnica efficace per avvicinare il cliente all’azienda, senza esagerare
Una volta si scriveva ai propri potenziali clienti dando loro prevalentemente del ‘Lei’ o del ‘Voi’.Questo succedeva non molto tempo fa a dire il vero, e interessava indistintamente quasi tutte le campagne di vendita, sia condotte attraverso corrispondenza sia mediante annunci pubblicitari.
Da qualche tempo però si sta assistendo a un utilizzo più cospicuo del ‘Tu’. Fateci caso: la scelta del lei sembra essere entrata progressivamente in disuso, relegata inevitabilmente nelle forme di cortesia del mailing per corrispondenza, mentre si interviene sempre più nell’uso massivo del tu nella vendita on line, ma anche nel rivolgersi ai propri lettori nel caso di un libro. Scelta stilistica o sapiente strategia? Vediamolo assieme.
Lasciate uno spazio libero che scrivo anch’io!
Giornalismo partecipativo: fenomeno sociale o crisi dell’informazione?
Ebbene sì, la febbre del giornalismo partecipativo, o citizen journalism, come lo chiamano gli americani, ha finito per contagiare anche il nostro Paese.
Colpa della crisi del settore o genuino slancio partecipativo? Difficile rispondere a questa domanda, così, su due piedi. Certo è che se anche la RAI ha da poco aperto a questa iniziativa progressista a passo con le nuove tecnologie, qualcosa di buono ci avrà visto.


