La ’365′ riparte con… amore
ll 17 settembre scorso è partita la selezione per racconti brevi a tema (uno per ogni giorno dell’anno) da pubblicare sulla nuova antologia 365 STORIE D’AMORE, curata da Franco Forte e Writers Magazine.
Quest’anno dunque va in scena l’amore, un argomento che ci accomuna un po’ tutti, sebbene con dinamiche e risvolti diversi per ognuno di noi. Il regolamento di partecipazione è visibile sulla pagina del forum della WMI dedicata all’iniziativa, giunta già alla sua quarta edizione.
In questa nuova avventura editoriale sarò presente con un mio nuovo racconto, L’amore è tutto, scelto dalla WMI per comparire assieme ad altre 364 formidabili opere brevi che sprizzano amore da ogni poro.
Iniziativa WMI-Mondadori: un’occasione assolutamente da non perdere
A proposito di occasioni imperdibili, volevo segnalarvi questa importante iniziativa avviata dalla Writers Magazine Italia (WMI), in collaborazione con le famose collane da edicola Mondadori (Gialli, Urania e Segretissimo), a cui possono partecipare tutti gli abbonati della rivista WMI.
A mio modesto parere si tratta di un esperimento unico nel suo genere, che dà la possibilità a chi è seriamente intenzionato a comparire nelle collane del colosso editoriale di Segrate, di fare tesoro dei consigli preziosi e delle tecniche narrative ravvisabili nelle pagine di una rivista ormai giunta al suo ottavo anno di pubblicazione. Aggiungo di seguito quanto testualmente riportato sul forum della WMI, augurando un in bocca al lupo a tutti quei lungimiranti autori che sapranno cogliere la palla al balzo!
Unique Selling Proposition. Locuzione per vendere
L’idea di una USP (Unique Selling Proposition) è tanto elementare quanto efficace: comprimere in una sola frase l’unicità di un prodotto. Ma non sempre è così facilmente accessibile.
Chissà se Rosser Reeves, pubblicitario statunitense vissuto a cavallo della metà del secolo scorso, avesse idea dell’impatto che la sua USP (acronimo di Unique Selling Proposition), avrebbe avuto in ambito comunicazionale e commerciale.
Fatto sta che, da allora in poi, l’utilizzo della sua formula ad appannaggio di una sempre più vasta cerchia di redattori per la pubblicità ha ottenuto debita collocazione tra le tecniche di copywriting più utilizzate nel campo dell’advertising. Come non citare, infatti, il famoso slogan di Reeves sulle caramelle che «si sciolgono in bocca, non in mano» o del fantomatico dolcetto avvolto in «un doppio incarto per mantenerne la freschezza»?
Figure retoriche e copywriting: un sodalizio (dannatamente) creativo
I ‘ferri del mestiere’ più potenti messi a disposizione del copywriter affondano le radici nella scienza della linguistica
Per un ‘famelico’ comunicatore della parola scritta non esiste alcun’altra disciplina che possa meritarsi l’appellativo di ‘ponte unificatore’ tra gli assunti teorici della scrittura e il proprio ambito d’azione creativo, quanto la linguistica. Eppure, c’è chi ancora ne ignora le potenzialità comunicazionali credendo di poter fare a meno del suo valido contributo.
Insomma, è come dire che basta tirare giù due parole a effetto (a mo’ di novello gregario della scrittura) per colpire nel segno. Oltretutto, stiamo parlando di una scienza elettiva coinvolta nello studio del linguaggio umano attraverso l’attenta interazione di significato tra parola (parlata e scritta) e segno, perciò di massima importanza in ambito pubblicitario.
Sei abbastanza easy readable? Scoprilo con la formula della leggibilità
Una potente formula matematica al servizio delle parole
Chi scrive per mestiere, o anche chi cerca solo di trasmettere efficacemente un’informazione attraverso la scrittura, sa quanto sia difficile trovare le parole giuste per esprimere un concetto, o un’idea, che raggiunga in maniera idonea l’interlocutore. Da sempre, linguisti e psicologi si sono interessati al fenomeno della comunicazione assertiva, giungendo entrambi alla stessa conclusione: una cattiva comunicazione non solo ha il potere di indebolire il significato di un messaggio, ma possiede anche la capacità di invalidarlo del tutto.
Se ad esempio un messaggio risulta claudicante, poco incisivo o evasivo, sarà la qualità e il valore di quest’ultimo a farne le spese, e questo non solo nel contesto della parola scritta. Risultato? Una serie di: “Non ti capisco! Non mi capisci! Aspetta, cerco di spiegarmi!” (chissà perché poi più si cerca di spiegare, più non ci si intende!) e assimilati. E allora come fare a farsi comprendere, o a farsi leggere, meglio? Di tecniche valide per farsi capire ce ne sono a iosa, ora prese in prestito dalla psicologia, ora dalla psicolinguistica.
Breve riflessione sulla scrittura
Ogni giorno si scrivono fiumi di parole: sui giornali, nei blog, sui libri, sui muri, o in mille altri posti più inusuali. Ma perché? Intendo dire, qual è il motivo che spinge queste persone a preferire tale forma di comunicazione alle altre?
Certo, si scrive per farsi capire, per informare, per stupire, per sedurre, per comunicare, per vendere ecc., ma non dimentichiamo che si scrive soprattutto per farsi leggere!


